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MUDIA nel Palazzo Vescovile

MUDIA nel Palazzo Vescovile - MUseo DIocesano Agrigento
 

 Il Museo Diocesano di Agrigento si configura fin dalla sua prima fase progettuale, quale museo della Cattedrale e della sede vescovile medesima, poiché ne custodisce prioritariamente tutto l’arredo mobile storico. Il nuovo allestimento, accolto nelle sale del Palazzo Arcivescovile, è il punto di arrivo di un susseguirsi di “vicende” iniziate nel XVIII secolo . La collezione esposta attualmente consente di seguire la storia della Diocesi agrigentina dal XII al XIX secolo, distribuite in otto sale. Dalla sala d’ingresso, si accese alla Sala dei Materiali lapidei Medievali (sala I) con opere dal XII secolo al Quattrocento, che consentono di ricostruire il percorso devozionale fin dai primi tempi del ripristino della fede cristiana, avvenuto con la conquista di Agrigento da parte di Ruggero il Gran Conte, il 25 luglio del 1087.  Esemplare marmoreo significativo, un raro Elefantino realizzato da maestranze siciliane del XII secolo, preziosa testimonianza plastica dei beni artistici posseduti dalla Cattedrale durante l’età normanna, accanto al quale è posto l’Agnus Dei,l’Agnello vittorioso, dal nimbo crocesegnato, simbolo cristologico per eccellenza, frammento lapideo di ascendenza gerosolimitana. Segue una Gola di cisterna e la statua lignea quattrocentesca di S. Gerlando.

La maestosa Sala del Trono” (Sala II)
accoglie testimonianze medievali divise in: arti suntuarie, affreschi e pittura su tavola. Si distingue il pregevole Altarolo portatile, una rara testimonianza di quello che era l’orizzonte delle arti applicate durante il periodo normanno-svevo. Manufatto di difficile datazione sia per la sua disomogeneità rispetto alla ricca produzione di oreficerie del laboratorio palatino normanno, sia per l’uso di materiali “poveri”, quali l’argento non dorato e l’ottone, sia per il repertorio decorativo e tecnico-esecutivo presente. Al vescovo Francesco Maria Rhini ( 1676-1696), si deve probabilmente uno dei lasciti medievali più preziosi del Tesoro, le due casse reliquiario a cassetta con transetto, prodotti nei laboratori limosini degli inizi del XIII secolo, recanti una le reliquie del Beato Matteo e l’altra quella dei santi martiri Epifanio e Urbano. 
Nella medesima sala troviamo un prezioso “palinsesto di affreschi” medievali provenienti dalla Cattedrale. Tra gli affreschi più arcaicizzanti, posti in relazione con la pittura gotico-calalana, si distingue il San Bartolomeo, staccato dalla omonima cappella. Il dipinto rivela tracce della “catalanizzazione” dell’isola unita ai contatti con Bisanzio e con la Terrasanta.  Tra gli affreschi di cultura “post-giottesca napoletana” si distingue per brillantezza dei colori e il trattamento dei panneggi, l’Ascensione.

Nuove forme rinascimentali all’interno di un linguaggio espressivo di formazione tardo-gotica caratterizza il variegato repertorio decorativo del soffitto ligneo della Cattedrale. Alcune delle tavole originarie, staccate nel 1964, arricchiscono oggi la Sala del Trono. Spicca tra tutte quella raffigurante il Passaggio del Mar Rosso.

Tra le meraviglie che convergono nella Sala Giovanni Paolo II (Sala III)si distingue un raffinato Bastone Pastorale donato alla fine del Seicento dal Vicerè di Sicilia Comes de Olivares al vescovo Rhini (1676-1696) opera minuziosa di Stefano Rizzo.  Baculo di San Gerlando realizzato da Matteo Glimpii nel 1607. La pregevole opera, confluita in Cattedrale dal lascito del vescovo Lanza di Trabia (1768-1775). Opulenza di un ornato di ascendenza barocca perdura in un corredo liturgico in oro e corallo donato dal vescovo Lanza di Trabia (1769-1775).  Tra gli innumerevoli lasciti: un ricchissimo “Pontificale”  donato dal Vescovo Francesco Ramirez (1697-1715) del 1742.

Nella Cappella (Sala IV) si è voluto, ricostruire l’immagine di un altare secentesco con arredi reliquiari, ribadendo l’importanza contestuale dei capolavori d’arte sacra, affinchè il loro valore estetico non venga distaccato totalmente dalla funzione liturgica. 
Nella Cappella è contestualizzata la pregevole scultura eburnea raffigurante Gesù Buon Pastore, priva di documentazione circa la provenienza e l’epoca in cui pervenne nelle collezioni del Capitolo Metropolitano. Alla cultura classicheggiante tardo-settecentesca appartiene il Crocifisso in Avorio, la cui iconografia è da ricondurre al tema, in voga nel collezionismo ecclesiastico dal Seicento, del “Cristo spirante”. 

Da qui seguono due Sale adibite a Quadreria (Sale V-VI), con opere pittoriche riferibile ai secoli fra la fine del XVI e il XIX. Una ricca produzione artistica in grado di raccordare la dimensione liturgica e devozionale alle mutazioni socio-culturali.e politiche. 

A seguire la Sala degli argenti (sala VII), una collezione varia e preziosa con testimonianze dal XVII fino al secolo XIX.Tra i capolavori di argenteria del primo Settecento vi è il Reliquiario della Vergine, datato 1711, finissimo capolavoro di argenteria realizzato dal palermitano Francesco Mancino. Merita attenzione il completo di Cartegloria commissionato dal vescovo Vescovo Lucchesi Palli (1755-1768), all’argentiere Vincenzo Barrile del 1760.

Conclude la varietà dei materiali selezionati la Sala delle riunioni (sala IX)
che accoglie attualmente una campionatura di dipinti proveniente dal Capitolo Metropolitano e dalla Cattedrale. Le opere pittoriche permettono di ripercorrere l’ambito culturale agrigentino nei secoli XVII e XVIII e dei modelli iconografici della Chiesa riformata.  

SALE DEL PALAZZO VESCOVILE

L’originario palazzo vescovile, costruito nell’XI secolo dal vescovo Gerlando aveva subito nel corso dei secoli ampliamenti e modifiche: danneggiato dal terremoto del 1693, era stato subito ripristinato. Verso la metà del Settecento, su disegno dell’architetto Domenico Dolcemascolo di Sciacca, vi furono apportate varie trasformazioni, sia nel prospetto, sia nell’interno. In particolare, i balconi furono eseguiti da Diego Pennica, mentre la trasformazione dell’appartamento vescovile fu curata da Filippo Zirafa.
Splendido è il portale d'ingresso, delimitato da due colonne che fanno da piedistallo a un balcone: quest’ultimo è arricchito da un timpano triangolare aperto al centro, che contiene lo stemma del Vescovo Andrea Lucchesi. Nei primi anni dell’Ottocento fu rifatto lo scalone d’ingresso e posta, in una sua nicchia, la bella statua marmorea di Santa Maria di Monserrato della scuola di Domenico Gagini. All'interno del Palazzo, sono custoditi i ritratti dei Vescovi agrigentini.
Le Sale del Palazzo Vescovile ospitano già, ma la collezione deve essere riordinata, opere d'arte provenienti da diverse Chiese della Diocesi.

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