Benedetto Poma, La Confessione di Fedra
Acrilico su tela, 200 X 160 cm
2026

Benedetto Poma, La Confessione di Fedra
Acrilico su tela, 200 X 160 cm
2026
“Che cos’e’ quello che chiamano amore?
La cosa più dolce, figlia mia, e dolorosa insieme“
Euripide
Nel 428 a.C., ad Atene, nel grande teatro di Dionisio, andava in scena per la prima volta l’Ippolito di Euripide. In un'Atene in guerra contro Sparta, devastata da anni di assedio, dalla conseguente peste, ma soprattutto dalla morte del proprio leader Pericle — il quale nei suoi lunghi anni di governo aveva garantito una crescita economica e culturale della città, e che adesso era costretta a fare i conti con l'incertezza, la paura e il disorientamento — in questo scenario fortemente alterato, in cui si faceva largo un sempre più diffuso conformismo e rigore religioso, l’eroina di Euripide, Fedra, doveva lasciar spazio alla più tradizionale e rassicurante figura di Ippolito. Fedra, figlia del re Minosse, sorellastra del Minotauro (terrore delle più belle fanciulle di Atene), moglie di Teseo e soprattutto matrigna di Ippolito. Lei, eroina disorientata dalla sua stessa passione per quel capriccioso volere della dea Afrodite, si ritrova in balia di un amore sbagliato, innamorata di colui per cui non dovrebbe: Ippolito.
"Liberandomi della vita farò contenta Afrodite che mi perseguita, mi vincerà amore amaro"
Esclamerà la stessa al culmine del suo dolore, quando la sua mente mette a nudo il proprio sentimento. Questa esplorazione intrinseca e dettagliata sull’amore, Euripide la innesta nel mito legato e intercorrente tra le origini della più antica cultura micenea e i suoi rapporti con la civiltà minoica, di cui Fedra è figlia e principessa.Euripide consegna alla storia un'opera senza tempo, poiché in essa risiedono aspetti che possono collocarsi in ogni epoca, e proprio per questo ha ispirato artisti di varie epoche.
In questa sala dialogano in ossequioso silenzio due opere che appartengono ad epoche lontane: Il sarcofago di Ippolito e Fedra, opera marmorea del II secolo d.C E La Confessione di Fedra, opera pittorica di Benedetto Poma del 2025. Quest’ultima si pone come visione ribaltata, fedele alla versione di Seneca in cui Fedra riprende il posto che le spetta. È lei la protagonista, l’eroina disarmata, colei che si fa vincere dal destino: quello stesso destino simboleggiato dal pomo tenuto fra le dita da Afrodite, la dea che campeggia sullo sfondo. È lei che decide il suicidio dopo aver confessato l’amore proibito ed è sempre lei a decidere come espiare la sua colpa. Fedra si erge al centro della scena agghindata da regina per il rango a cui appartiene. Indossa un peplo rosso, rosso come l’amore che sente, ma anche come il rosso del martirio di se stessa. Ai suoi piedi, splendidi cirnechi la attorniano come custodi; gli astanti pietosi alla sua sinistra richiamano la nutrice che supplica la sua regina invano, poiché ella ha già deciso. Al contempo, richiamano il pianto delle donne per Ippolito, travolto mortalmente dal suo carro e risucchiato negli inferi. E lì, nel regno di Ade, siede il tempo necessario prima di risorgere, così come la sua dea protettrice Diana vuole, il cui arco affiora fra le antiche vestigia di Akragas.

“What is this thing they call love?
The sweetest thing, my daughter, and pain together.”
Euripides
In 428 BC, in Athens, at the great Theatre of Dionysus, Euripides’ Hippolytus was performed for the first time. Athens was at war with Sparta, devastated by years of siege and the ensuing plague, but above all by the death of its leader Pericles, who during his long rule had ensured the city’s economic and cultural flourishing. The city was now forced to confront uncertainty, fear, and disorientation. In this profoundly altered climate, where growing conformity and religious rigor prevailed, Euripides’ heroine, Phaedra, had to give way to the more traditional and reassuring figure of Hippolytus.
Phaedra, daughter of King Minos and sister of the Minotaur (the terror of Athens’ fairest maidens), wife of Theseus and, above all, Hippolytus’ stepmother, is overwhelmed by her own passion. Through the capricious will of Aphrodite, she falls in love, becoming enamored of one who cannot love her in return: Hippolytus. “By freeing me from this passion, Aphrodite, who persecutes me, will be satisfied; bitter love will conquer me,” she cries at the height of her suffering, when her mind lays bare her deepest feelings. Euripides weaves this profound psychological exploration into the myth, intertwining it with the origins of ancient Mycenaean culture and its relationship with Minoan civilization, of which Phaedra is both daughter and princess.
With this story, Euripides created a timeless work, one that contains themes relevant to every age, and for this reason it has inspired artists across the centuries. In this exhibition hall, two works from distant eras converse in eloquent silence: the second-century AD marble sarcophagus of Hippolytus and Phaedra, and The Confession of Phaedra, a painting by Benedetto Poma from 2025.
This offers a renewed interpretation, faithful to Seneca’s version, in which Phaedra reclaims her rightful place. She is the protagonist, the disarmed heroine, the woman overcome by fate itself, symbolized by the apple lying on the ground beneath Aphrodite’s feet, the goddess who dominates the background. It is Phaedra who decides to take her own life after confessing her forbidden love, and it is she alone who chooses how to atone for her guilt. Phaedra stands at the center of the scene, bent beneath the burden of her role as queen. She wears a purple cloak, red like the love she feels, yet also like the blood of her own martyrdom. At her feet, splendid hunting dogs surround her like guardians. The compassionate figures to her left evoke the nurse who pleads with her in vain, for she has already made her decision. At the same time, they recall the lament of the women over Hippolytus, fatally thrown from his chariot and rescued into the underworld, where he remains until the moment before his resurrection, as his protectress, the goddess Artemis (Diana), wills. Her bow can be glimpsed among the ancient vestiges of Akragas.
Carmen Bellalba
Art Historian
Curator of The Confession of Phaedra
Benedetto Poma nasce a Catania nel 1968, città che gli infonde fin da giovanissimo l'amore per la pittura. La sua passione per l'arte si manifesta precocemente, spingendolo a frequentare l'istituto Statale d' Arte di Catania, dove affina le sue abilità artistiche e sviluppa una profonda comprensione delle tecniche pittoriche.
La sua formazione artistica prosegue con la frequenza della Scuola Libera del Nudo presso l'Accademia di Belle Arti di Catania, dove approfondisce lo studio della figura umana e della rappresentazione artistica. Questa esperienza gli consente di perfezionare le sue abilità nel disegno e nella pittura, consolidando la sua vocazione artistica.
Nell 1999, Poma si laurea in Architettura a Reggio Calabria, acquisendo una una nuova prospettiva sulla forma, la spazio e la composizione. Questa formazione multidisciplinare arricchisce il suo approccio artistico, consentendogli di esplorare nuove dimensioni creative. La carriera artistica di Benedetto Poma è segnata da una serie di importanti mostre nazionali e internazionali, a partire dal 1981. La sua arte viene riconosciuta e apprezzata permettendogli di esporre le sue opere in vari contesti culturali. Un momento significativo della sua carriera è il 1999 quando viene ricevuto in Vaticano per consegnare al Papa Giovanni Paolo II l'icona sacra della Madonna dell'Aiuto. Questo evento rappresenta un riconoscimento importante del suo talento artistico e della sua capacità di creare opere d'arte di grande valore spirituale e culturale.
------------------------------
Benedict Poma was born 1968 in the beautiful coastal city of Catania which lies at the foot of Mt. Etna, Sicily. Poma started painting in his youth before entering grammar school and before any formal training. Driven by his growing love for painting, he attended the State Institute of Art in Catania. To expand his passion for art he also sought and was conferred a degree in Architecture from the University of Reggio Calabria in 1999. That same year Poma was received at the Vatican by Pope John Paul II to deliver his painting of the sacred icon of Madonna dell’aiuto where it is permanently displayed.